Il Re di Pietra

By Luca

 

alba sul Monviso

alba sul Monviso

Nella galleria fotografica trovate le immagini della salita

Dopo i due dietro-front forzati, finalmente una salita in vetta… e che vetta! … Finalmente il Monviso! … Ambiente fantastico …. salita al rifugio tranquilla (2 h e 15′) … notte insonne causa simpatico francese dal barrito senza soluzione di continuità (la baguette gliela avrei infilata…) … salita in vetta memorabile e stancante (5 h e 30′) …. discesa al rifugio interminabile e massacrante (6 h e 30′) …. discesa alla macchina @!?zz@# (2 ore e 30′ + turpiloquio mio e delle mie ginocchia)…

Ma andiamo con ordine.

Appuntamento venerdì mattina ore 8,30 davanti al cimitero di Vaprio d’Adda (giusto per non essere scaramantici) … composte le macchine, riempiti i bauli e ultimate le presentazioni, si parte pronti ad affrontare la parte più dura di tutta la salita: il tratto urbano milanese dell’A4 …

Smaltita l’orchite dovuta al traffico, il viaggio prosegue al tempo di De Andrè e delle sue poesie, dei miracoli officinali compiuti da Bocca di Rosa e delle pirlate di Piero che, invece di sparare al nemico, lo guarda!

Giunti a Crissolo (1333 mt), il paese più alto della valle del Po, effettuiamo la meritata sosta vivande… Ultimi km di strada e si arriva al Pian del Re (2020 mt) …  dove una targa in pietra (tipo citofono di Fred e Wilma) ci ricorda che qui nasce il Po. Scattata l’immagine di rito alla suddetta targa, ci incamminiamo verso il rifugio Quintino Sella (2640 mt) … a pensarci bene, ci sono più rifugi Quintino Sella che Brambilla a Milano.

Arrivati in rifugio, e vista la situazione metereologica che ci accoglie, mi tornano in mente situazioni spiacevoli di settimane precedenti …. nebbie sugli armadi di camera (vedere racconto dell’Allalinhorn) … madonnine/croci solo immaginate ….. euri elargiti a gestori sorridenti…

Caccio questi brutti pensieri, mi cambio d’abito e di spirito, mi dedico anima e compattina alla famigliola di stambecchi locali e faccio una capatina all’interno della cappellina … tutto l’ottimismo  portato dalla famiglia di ungulati svanisce davanti alle targhette commemorative di persone scomparse sul Monviso … una sequenza di giovani e meno giovani che, un po’ sulla parete nord e un po’ sulla nostra “semplice” parete sud, hanno trovato l’ultima sosta.

La serata passa rapida (alle 21 e 30 siamo già in branda) tra risa … cartine distese sul tavolato e programmi per il giorno successivo … chi sta in cordata con chi (in realtà, poi, si è scelto di farla slegati) …. chi dà la sveglia a chi … chi consegna la borraccia per avere il the caldo da mettere nello zaino … chi girovaga per il rifugio (io) tentando di trovare un piccolo segnale TIM anche se sa benissimo che solo i fortunati possessori WIND e VODAFONE possono avvisare casa che va tutto bene… Il dio delle telecomunicazioni non fa miracoli.

Tutti a nanna e sveglia prevista alle 3.45 … in realtà, come spesso capita nei rifugi, la notte è stata scandita dal russare del francesino citato all’inizio e dai cigolii delle brande, come se fosse una gara a chi fa più casino … per fortuna l’ora di alzarsi è arrivata molto presto.

colazionati … imbragati e lampadati (nel senso di frontale) alle 4.45 ci incamminiamo noi, e tutta una lunga schiera di altre lucciole, alla volta del primo riferimento della salita: il Passo delle Sagnette (2991 mt) che ci accoglierà sfoderando un’alba meravigliosa.

Il sentiero che ci porta al passo parte dolcemente costeggiando il Lago Grande di Viso… si inerpica verso destra nel Vallone delle Sagnette e, grazie all’aiuto di alcune catene, ci conduce faccia a faccia con la parete sud del Monviso … L’impatto è fantastico …. l’alba comincia a colorare le punte di tutte le cime che bucano il mare di nuvole sotto di noi … la luce delinea i contorni di ciò che stiamo per percorrere … i laghi delle Forciolline ci osservano dal basso e i polmoni si riempiono mentre il cuore batte un po’ più rapido…

Scendiamo dal passo, ci inoltriamo in quello che, una volta, fu il ghiacciaio del Viso e cominciamo la salita verso il Bivacco Andreotti (3225 mt) … sfasciumi, roccette (non ci crederete, ma è più facile scaricare sassi qui che trovare 100 euro in tasca a Briatore) e nevai (meritevoli di ramponi e picca) si alternano fin sotto al bivacco … l’ultimo tratto è quello più infido e pericoloso in quanto ad ogni passo c’è la quasi certezza di scivolare sugli sfasciumi e rischiare le ginocchia sulle pietre …. tanto che, arrivati al bivacco, decidiamo che, quando ritransiteremo in discesa, passeremo sul nevaio vicino … e lì ci sarà un’altra storia da raccontare …

Dal Bivacco, inforcati nuovamente i ramponi e imbracciata la picca, cominciamo la salita su ciò che resta del ghiacciaio del Sella, relegato, in questo periodo, a umile nevaio … sali che sali che ti risali, arriviamo al punto in cui, tolti i ramponi, seguiamo una sella che si stacca sulla sinistra e dà inizio alla parte maggiormente impegnativa e rischiosa della salita, non tanto per le difficoltà tecniche dell’arrampicata (le relazioni spaziano tra il II° e il III°-) quanto per i sassi scaricati dai piedi di chi transita sopra la testa e per alcuni passaggi un po’ esposti …

I 500 metri di parete che ci separano dalla croce di ferro sono costituiti da canali e numerosi salti rocciosi, più o meno esposti (cliccare qui per vedere l’immagine del percorso dal bivacco andreotti in su – tratto da www.kaps.it), fino alla Sala da Pranzo (una comoda zona in cui prendere fiato).

Sempre per roccette e facili passaggi di arrampicata, si arriva all’ultima difficoltà della salita, i cosiddetti “Fornelli”, ovvero una serie di piccoli camini alla cui uscita troviamo il gendarme della “Testa d’Aquila” e il bellissimo ed esposto “Passaggio della Est” al termine del quale la “normale” si ricongiunge agli ultimi metri della Cresta Est. Da questo punto, a difficoltà quasi azzerate, si salgono i gradini rocciosi dell’ultimo canalino, e si arriva finalmente alla croce di ferro della vetta (3841 mt) … dopo 5 ore e mezza dall’accensione della frontale prima di partire…

Rituali foto di vetta, piccola mangiatina di Grana e frutta liofilizzata …. un sorso di the, ormai non più caldo, un panorama che blocca i pensieri … Monte Bianco, Monte Rosa, Gran Paradiso, Cervino l’arco delle Marittime e delle Cozie …. si vede tutto…. tutto ciò che buca il mare di nuvole.

Siamo stanchi ma sappiamo benissimo che la parte più difficile comincia adesso … la discesa è molto lunga … serve arrampicare in discesa perchè, spesso, la pendenza è tale da non poter scendere faccia a valle … non ci si può distrarre … non si possono scaricare sassi … non si può pensare di essere stanchi … a consolarci c’è, però, la neonata acqua del Po che, trasudando in cascatelle dalla rocce del Re di Pietra, è fresca e indispensabile.

Arriviamo al Bivacco Andreotti e, come deciso durante la salita, propendiamo per il nevaio invece che per gli sfasciumi … e qui c’è un racconto nel racconto …

“Sasso! Sasso! Attento! Spostati! Via corri! … mi giro e mi accorgo che è riferito a me. Qualcuno, nei pressi del bivacco, ha scaricato un masso grosso come un televisore da 32 pollici … Non mi rendo conto e sto già correndo fuori dalla traiettoria del rinoceronte che, rimbalzando sul pendio nevoso, mi ha nel mirino … ma è faticoso corro e affondo nella neve molle … sento i rimbalzi sulla neve … non ho paura, non ne ho il tempo, mi devo solo togliere da lì! … mi fermo davanti ad un masso pensando di essere fuori traiettoria ma la voce dell’angelo che mi ha avvertito urla ancora … spostati! spostati! ha cambiato! vattene! …. con le gambe dure non mi guardo neanche indietro e mi muovo di quello che posso, che riesco …. faccio tre metri e sento il rinoceronte finire la corsa contro il masso davanti al quale mi ero fermato …. guardo l’angelo e lo saluto … guardo i miei compagni… penso alla cappellina davanti al rifugio … penso alle targhette di bronzo appese… questo è uno di quei modi in cui può succedere … c’è chi mi fa i complimenti per essere stato così reattivo (ma si sa, le bugie hanno le gambe corte, la cacarella te le rende lunghissime) … e c’è chi, pur ammettendo di non credere, promette di andare in chiesa ad accendere un cero … io so già che farò un’altra sosta nella cappellina.”

La discesa prosegue tranquilla ripensando a quanto successo … ma non posso distrarmi troppo, c’è ancora tanta strada e non posso permettermi il lusso di pensare ad altro … lo farò in rifugio … in macchina … in doccia, ma non adesso …

Percorriamo a ritroso i nostri passi … i nevai e le roccette … il passo delle Sagnette e le catene … l’interminabile sentiero che ci riporta al rifugio. Mai nome fu più indovinato. Rifugio.

Entro nella cappelletta, ma non so pregare, non mi viene … posso solo impacciatamente ringraziare chi non conosco o chi, forse, mi è stato vicino da una vita … mi scarico e metto mano al portafoglio come se, pochi euro, potessero sdebitarmi.

Da qui in poi è solo la noiosa e pallosissima discesa al Pian del Re … la cena seguente … i saluti e il ritorno in macchina … l’autostrada interrotta tra Arluno e Rho … i 4 Km di coda … la doccia alle 3 di notte … Adesso, finalmente, posso rilassarmi, adesso dormiamo tutti …. io, il rinoceronte e l’angelo.

Il Re di Pietra osserva e ci disseta con acqua ed emozioni.

Una Risposta a “Il Re di Pietra”

  1. Carlo Dice:

    Certo che se scrivi sempre post così lunghi… uff.
    Bello però, ho dato un’occhio anche a quelli precedenti…ma sai che sei più simpatico qui che di persona?
    Di la verità, hai qualcino che ti scrive i testi!!!! :-)

    Carlo.

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