Ascesa al Cevedale

Luglio 16, 2008

Scartabellando tra le foto del mio archivio, ho ritrovato un video girato con una compattina e montato per divertimento circa un anno fa …. Mi piace l’idea di condividerlo con voi e di indurvi, ogni tanto, in un sorriso ….. L’unico che non sorriderà, e me la farà pagare, sarà il mio socio d’avventura…

Se avete voglia, potete scaricare il video (non apritelo, pesa 66Mb)


Dramma sul Nanga Parbat: Unterkircher in un crepaccio, Nones e Kehrer in difficoltà

Luglio 16, 2008

Riporto solo il link all’articolo che riassume tutto il dramma. Potete seguire qui l’evolversi della situazione.

Il sito web di Karl Unterkircher


Anche l’Allalinhorn tradisce

Luglio 12, 2008
nebbia sull'Allalinhorn

nebbia sull'Allalinhorn

Anche questo sabato svizzero (per parafrasare Sergio Caputo) mi ha regalato una “vetta interrupta” ovvero l’impossibilità di raggiungere qualsivoglia croce o madonnina posta sulla cima di una montagna. Nebbia …. Neve …. Nebbia … Neve … Nepossopiù!

Credo che se volessi raggiungere una madonnina posta sul mobile di camera, scenderebbe la nebbia anche lì…

Se a questa incazzatura, aggiungiamo anche quella dei soldi spesi (vedi metro alpin da 69 Suisse Fr. a Saas Fee), il bilancio di questa giornata è sicuramente negativo…

Sì… ma quello che conta è il viaggio ricordi? Non la meta… INFATTI, lo ricordo benissimo tre ore di macchina per arrivare in loco e altrettante per tornare a casa! cazzo! il viaggio un paio di ciufoli!

é inutile che vi racconti dell’appuntamento alle 5 davanti al lido di milano, del trasferimento in macchina, della banana che voleva uscire dal mio stomaco e depositarsi sul sedile, dei simpatici e bravi compagni di avventura, dell’esordio del mio GPS (l’avevo anche sul Gran Paradiso … che porti sfiga?), etc…etc…

Oggi non vi racconto niente …. oggi c’è solo nebbia …

Alla prossima e, per scaramanzia, non vi dico dove…


Tutta colpa del Gran Paradiso

Luglio 7, 2008
Parete nord del Gran Paradiso e ghiacciaio del laveciau

Parete nord del Gran Paradiso e ghiacciaio del laveciau

Avrei voluto cominciare il racconto del nostro tentativo di ascesa del Gran Paradiso nel solito modo goliardico e leggero ma, dopo aver letto questo articolo, non me la sento. C’eravamo anche noi e, quando c’è stato da decidere in un momento, abbiamo deciso di scendere e di portarci via da lì. Eravamo a 3970 metri, ancora poco e saremmo stati in cima …. ma in cima a cosa? al rischio di non riuscire a tornare? Cosa vuol dire essere in cima? A volte vuol dire essere razionale e capire che la rinuncia non è una sconfitta, ma solo l’opportunità di un altro tentativo …. ci si crea l’opportunità che, altrimenti, potrebbe non esserci più.

Siamo partiti domenica mattina alle 5 dal Rifugio Chabod e il tempo sembrava promettere qualcosa di meglio rispetto a quanto fatto vedere il giorno precedente anche se nuvole nere rendevano l’alba ancora più scura…

ci siamo legati e abbiamo cominciato il cammino sul ghiacciaio del Laveciau consci del fatto che, se il tempo fosse peggiorato, saremmo tornati indietro dopo 10 metri … 100 metri … sulla schiena d’asino… sulla Becca di Moncorvè… o dove avremmo ritenuto opportuno… comunque indietro.

Tra una foto ai crepacci e una sorsata di tè, ormai freddo, siamo arrivati alla schiena d’asino … col sole e molto vento … abbiamo fatto una piccola pausa notando che da sud stava arrivando una perturbazione … molto bassa e densa … abbiamo proseguito.

In dieci minuti la situazione è cambiata radicalmente … le nuvole hanno avvolto tutto … tutto era bianco … la paura di perdere la traccia era forte e abbiamo dovuto decidere in un attimo … andiamo avanti, magari passa? …. scendiamo al Vittorio Emanuele? …. intanto la situazione peggiorava …. e non sto parlando di minuti ….

Abbiamo preso la decisione, sono certo, più giusta …. dietrofront da bravi soldatini e giù molto rapidamente …. il vento era forte e un misto tra ghiaccio e neve ci sferzava la faccia come motociclisti in autostrada col casco aperto quando piove (e so bene di cosa sto parlando!!!) … chi non ha mai provato una bufera in montagna non può capire quanto sia disorientante … cammini… affondi… traballi … non devo pestare la corda! …. peso sui talloni e quadricipiti che urlano come e più del vento… dai, dai usciamo da qui! … zuppi …. tuoni e lampi nella nebbia …. a 3500 metri non ti consentono nessun pensiero positivo … se non quello che … “cazzo, ci meritiamo un bel piatto di pasta in rifugio” … tensione e freddezza si alternano al ritmo del cuore … dov’è la traccia!? …. di qua non c’è niente! … è lì! … mi sembra di vedere i segni della picozza! … in certi momenti, il vedere un’ombra di uomo a pochi metri dà molto più piacere che una certezza di donna a pochi centimetri… 

Intanto i metri passano … i muscoli bruciano… il sorriso si allarga tra le nuvole … siamo quasi giù!! dai ragazzi, manca poco! … siamo fuori … è fatta … siamo sul nevaio … e la nebbia si dirada … piove e siamo fradici … come qualsiasi cosa intorno e dentro di noi …

Poi è arrivata la pasta del rifugio … poi vorrei raccontare i momenti divertenti del viaggio e dei miei compagni: Massimo, Mauro e Gianfranco … ma non ci riesco.

Ci sarà un’altra opportunità …

Un forte abbraccio alla famiglia dell’alpinista scomparso.


Ascesa al Monte Legnone - 2609 metri

Giugno 30, 2008
La cresta che conduce alla vetta

La cresta che conduce alla vetta

La mattina è cominciata con uno dei più classici errori…. spegnere la sveglia e riaddormentarsi… cazzo! sono le 6.40 …. alle 7.00 passano a prendermi!!!! ….. ovviamente, dovendo preparare ancora lo zaino….fare colazione ….. lavarsi i quasi 32 denti… e, ultima cosa visto il caldo, vestirsi…

… ma alle 7, puntuale come la sfiga, scendo ad aspettare Maurizio, Lorenza, Little Filippo, Antonello, Antonietta e Elena …. anch’essi puntuali come uno swatch.

Destinazione Legnone, destinazione 1200 metri di dislivello …. Olè, si parte.

La superstrada scorre sotto le gomme dell’auto mentre, al suo interno, c’è l’ultima eco della giornata precedente, quella allo Zucco dell’Angelone …. quella del caldo…. quella del conto corrente che piange (vedere racconto “ritorno sul luogo del delitto”)…. quella dei friends grossi come pere a soli 26 euro (da scontare!) ….

… scorre anche il tempo … le nuvole sono basse e prevediamo di non poter ammirare il panorama che, altrimenti, il Legnone potrebbe regalarci… ma non importa. E’ domenica …. siamo in compagnia e stiamo per fare qualcosa di bello. Va bene così.

Arrivati al rifugio Roccoli Lorla, ne approfittiamo per fare un minimo di colazione …. svuotare i serbatoi e riempire la borraccia …  Ora si cammina davvero.

Il sentiero è bello e il cielo a nuvole sparse …. attraversiamo il bosco e sbuchiamo all’alpeggio di Agrogno, con rivendita di formaggi incorporata…

circa 400 metri più in alto si transita nei pressi delle prime corde fisse e Maurizio, con la saggezza del padre, decide di imbragarsi e di mettere in sicura Little Filippo il quale fa da capocordata…

La cresta è molto bella e, il panorama, sarebbe altrettanto bello se solo potessimo vederlo…altre corde fisse…. qualche innocente roccetta…. e la croce si avvicina ….. si avvicina ….. ma mai una volta che arrivasse!

Finalmente arriviamo a toccarla. Carezza alla croce … foto di vetta, panino di vetta, ruttino di vetta e, vista l’aria che tira, ritiro dalla vetta…

Scendendo incontriamo una bella coppia di camosci e, più in basso, una mucca che mi tira una leccata dallo scarponcino alla coscia! Probabilmente, come ha detto Maurizio, “avrà sentito odore di toro!” …. modestamente.

Il rientro è solo Ligabue…. traffico e voglia di doccia, la solita di tutte le domeniche …


Ritorno sul luogo del delitto…

Giugno 30, 2008
in doppia allo Zucco dell'Angelone

in doppia allo Zucco dell'Angelone

Ore 7 appuntamento sotto casa di Maurizio. La giornata è calda ma, solo dopo, mi sarei reso conto quanto…

Sulla mia fiesta siamo in tre: io, Maurizio e Elena pronti a tornare là dove abbiamo accarezzato le prime rocce … lo Zucco dell’Angelone. Avvicinandoci a Lecco notiamo delle formazioni nuvolose nere come solo il lunedì mattina sa essere ma non ci toccheranno.

Arrivati al parcheggio della funivia dei piani di bobbio, memore del “Cappuccino’s Nightmare” (per dettagli vedere il racconto della 1a uscita del corso di alpinismo) non entro neanche nel bar e penso ad altro …

Guardiamo la guida “La chiusa della Valsassina” e scegliamo di andare alla Placca del Bhikku, luogo sicuramente poco battuto vista la facilità dei tiri che lo contraddistinguono…. invece …. poco dopo essere arrivati in loco, arriva anche un corso del soccorso alpino che, se da un lato, non può che farmi piacere (visto che stavo salendo da primo, spalmato come maionese, sul tratto 4a del tiro), dall’altro spezzano quella calma e solitudine che solo gli scarsi come me vorrebbero avere intorno mentre svolgono qualcosa che rischia di comprometterne la dignità…

Passata qualche mezz’ora …. passata la vipera stanca di stare al sole …. e passato il 14 pollici erroneamente scaricato dai soccorritori (probabilmente era solo un tentativo di procacciarsi lavoro) decidiamo di trasferirci alla Placca di Sherwood, molto più in ombra e meno battuta.

Fatto un tiro da secondo dietro Maurizio e stanco per la notte insonne (maledetto caldo!), decido di abdicare e di dedicare il mio pensiero al tavolino all’ombra del pergolato del bar … rientrati al parcheggio, e degustata una birretta fresca, decidiamo di fare un salto all’outlet Kong sulla via del ritorno (consiglio di farci un salto per acquisti).

Una volta fatta sorridere la macchinetta POS del negozio, e un po’ meno il nostro conto corrente, risaliamo in macchina e torniamo a casa… desiderosi che il sole splenda sul notro trekking di domani …. tutti sul Legnone!

Il solito BRAVI a Elena e Maurizio!


La prima da “primi” - Cornagera, 22 giugno 2008

Giugno 23, 2008
Los Amigos

Los Amigos

La Cornagera ha avuto il privilegio di vedere i nostri primi passi, ovviamente su vie molto ma molto appoggiate, da capocordata.

Protagonisti di questa storia a lieto fine sono stati, sottoscritto a parte, Maurizio, Lorenza, Elena, Christian, Antonello e, dulcis in fundo,  il piccolo Filippo. In verità, qualcuno tra questi, aveva già mosso i primi passi …. ma, per non ridimensionare l’efficacia del racconto, facciamo finta che non sia così.

Appuntamento a Trezzo ma…. badate badate ….. gesto di ribellione …. in un altro parcheggio! Quello dei pulman, ovviamente molto più modesto e riservato del precedente… No istruttori? No parking!

Si parte alla volta della Val Seriana e della Cornagera con l’obiettivo, forse eccessivamente ambizioso, di chiudere qualche terzo grado da primi (e speriamo non da ultimi).

Parcheggiate le auto, pigliamo le nostre cose e ci incamminiamo per il sentiero … se dopo mezz’ora di cammino avessi stretto la mano a qualcuno, l’avrei fatto schizzare a Bergamo … tanto ero sudato.

Arrivati in loco e scelte le vie, e c’era poco da scegliere, ha luogo il battesimo … o, almeno, il mio.

Io guardo il tiro … il tiro guarda me … io riguardo il tiro e questo, scocciato, mi riguarda …. io parto! ALT! forse, magari, sarebbe meglio mettere le scarpette!!!

Il suono dei rinvii sull’imbraco mi fa sentire vivo… ne ho ben dieci (anche se ne sarebbero bastati quattro, ma l’uomo è fatto di carne e la carne è debole) e sembrano le campane del duomo …

fatto il tiro e arrivata anche Elena in sosta, decidiamo qualcosa di assolutamente irresponsabile … scendere in doppia per vedere a cosa è servito il corso … se a formare degli appassionati o dei suicida.

Il mio secondo obiettivo, oltre a quello di tornare a casa, era quello di provare a scendere in tutti i modi che ci sono stati insegnati o che avremmo dovuto imparare …. naturalmente, obiettivo raggiunto. Una doppia con piastrina, un’altra con secchiello (non è stata oggetto del corso ma ce l’avevo lì) e, da ultima ma non per questo meno importante o divertente, con il doppio moschettone.

Bisogna dire che i gradi della Cornagera sono stati attribuiti tirando i dadi o, in ogni caso, rimanendo sempre un po’ strettini …. settimana prossima faremo il confronto con un’altra falesia…

Passata la giornata, così, in allegria … si torna alle macchine e si prepara la pizzata per la sera.

Faccio i complimenti a tutti ma, soprattutto, a Elena e Christian. Bravi, Bravi e Bravi.

Sabato prossimo Zucco dell’Angelone e, domenica, un po’ di gamba sul Legnone…

Alla prossima.


Il libro del corso di alpinismo è in stampa!

Giugno 16, 2008

attenzione, compagni di corso e istruttori!!!

Ho terminato il libro fotografico del corso e l’ho inviato in stampa …. spero che, nel giro di qualche giorno, mi arrivi la copia cartacea.

Ho tentato di essere obiettivo e di inserire tutti …. mi auguro di aver fatto un bel lavoro.

Appena me lo consegneranno, ci sentiremo…


7a uscita corso di alpinismo

Giugno 10, 2008

Sapevo che sarebbe successo, prima o poi, ma non riesco ad accettarlo (ho attaccato due chiodi in camera e passo le notti in sosta) …. siamo arrivati all’ultima uscita del corso!!!!!!!!!!! Adesso il gioco si fa duro…. senza più istruttori a farci da badante e senza più pappa pronta… quindi, da adesso, un bel III° grado in falesia, da primo, non me lo toglie nessuno!

Il solito raduno bla bla bla …. al solito parcheggio di trezzo bla bla bla…. con la solita pioggia bla bla bla … e si parte verso le piccole dolomiti vicentine, in particolare verso il rifugio Campogrosso, sito sull’omonimo passo.

arrivati in loco, Il pomeriggio trascorre all’insegna della pioggia e dei ripassi … discesa in moulinette … utilizzo dei rinvii ….. consapevolezza che a cena ci sarà stinco di maiale.

L’ottima cena viene consumata tra un bicchiere di rosso e un altro, sempre di rosso, inframezzati da buoni propositi per il nostro futuro da capocordata … c’è chi si lancia in frasi del tipo “e adesso, cosa facciamo?” e altri, molto più concreti, che pensano già al finanziamento da richiedere per poter acquistare i nut e i friend del loro futuro…

fatti gli auguri a Battista, e spenta la candelina, si preparano le cordate per il giorno dopo e si attribuiscono le vie … poi quattro passi per digerire e a nanna a non dormire.

Sveglia, colazione e avvicinamento precedono l’avvistamento dei rottami di un aereo, caduto in marzo, e che riposano proprio all’inizio della via …. per la cronaca, sull’aereo c’erano due persone di trento, i cui corpi sono stati recuperati qualche giorno dopo l’incidente… il cielo è grigio, una nebbiolina ci ricorda di stare attenti e l’otto in vita ci sveglia del tutto. Si parte.

E’ un IV° grado con passaggi di V° ma, sarà l’ambiente o il freddo, tutto sembra molto più difficile che in grigna. La sensibilità delle dita scompare alla velocità del mio stipendio all’Iper e le braccia risentono quasi subito degli eccessivi sforzi fatti ….

Si abbassano le nuvole e si sentono le voci dei compagni sparsi per la parete … l’atmosfera è affascinante e un po’ surreale …. Passano i tiri ….. a 10 metri dalla sosta del 5° e ultimo tiro si verifica l’irreparabile ….. piove a gocce ma non c’è più una goccia di energia nelle braccia e nelle dita ormai insensibili …. con una incazzatura ben celata mi faccio calare alla prima sosta sotto di me e, dopo essermi messo in sicura, aspetto che passino a raccattarmi per la discesa in doppia ….. fatta una doppia e fatta un’altra … siamo alla partenza della via …. con l’amaro in bocca ma non si tratta del montenegro.

“Inzainiamo” la nostra roba, abbatto il mio stinco (non quello del maiale) contro l’instabilità di un sasso e facciamo ritorno, sotto una pioggia decisa, al nostro bel rifugio… 

Il resto è ritorno a casa … il resto è il rammarico di non averci provato un’altra volta, una in più …. su quell’appiglio … o su un altro… ma non importa è bello così.

Mercoledì prossimo c’è la pizzata di fine corso … poi ognuno per la sua strada, anzi, per la sua via …


6a uscita corso di alpinismo

Giugno 2, 2008

Penultima uscita del nostro bel corso. Appuntamento domenica mattina ore 7, all’ormai famoso e visitato parcheggio di Trezzo, per organizzare persone e macchine e partire alla volta della Valfurva …. stiamo parlando del rifugio Pizzini in Val Cedec e della successiva ascensione, prevista per il giorno successivo, al monte Pasquale (3553 mt. slm) con ramponi e picche affilati e incazzati…. Giunti al parcheggio dell’Albergo dei Forni, non senza prima esserci regalati una giusta colazione, e finalmente liberi dal dubbio “porto io la corda, no la porti tu!”, ci incamminiamo verso una baita nelle vicinanze per dedicare la nostra attenzione ad una breve lezione di “ghiacciologia” dei nostri istruttori.

Dopo aver quindi parlato di morene, bacini ablatori ( = porzione del ghiacciaio che sta sotto la linea delle nevi perenni), bacini collettori ( = parte superiore di un ghiacciaio - l’ho trovato su wikipedia ma non me lo sarei mai ricordato) cornici, crepacci e seracchi ci avviamo al rifugio e a quello che lì ci aspetta …. ripasso della cordata e topografia/orientamento.

Il ripasso della cordata si svolge senza grossi intoppi tranne incastri di dita tra asole e controasole …. il vero problema è il binomio bussola/carta topografica… Si narra che nella notte tra domenica e lunedì siano stati avvistati partecipanti a corso che, con cartina al contrario e bussola dell’emisfero opposto al nostro stessero cercando la spiaggia di Rimini ….. io ero a letto a cercare di dormire, cosa assolutamente non riuscita grazie ai taglialegna presenti in camera…

alla sera grande abboffata in simpatica goliardia…

tutti a nanna e sveglia alle 4 …. colazione (tranne per chi è alla ricerca della suddetta spiaggia), formazione cordate e via verso la vetta.

Giornata con sole stupendo, panorama fantastico, zaini coloratissimi ma ….. più di mezzo metro di fottuta neve da battere salendo (ancora grazie a Frank e Billy …. e complimenti alla cordata femminile) … tra moccoli e sprofondamenti (nell’ordine in cui volete voi), addirittura una borraccia pur di non salire si è suicidata gettandosi a valle, siamo in vetta e capiamo perchè la fatica abbia sempre un suo grosso valore …. il panorama è bellissimo …. gran zebrù …. cevedale …. ortles …. tea caldi …. semplicemente fantastico …. ma, siccome dopo ogni salita c’è sempre una discesa e quasi mai in funivia, ci muoviamo per tornare a valle …. massacro peggio della salita ….. affondamenti fino all’inguine …. allievi scomparsi e ricomparsi 10 metri a valle, ginocchia che si fanno sentire e soprattutto urlano! … ma, nonostante le ginocchia, arriviamo al rifugio.

ma come tutte le belle storie anche questa ha il lieto fine …. traffico scorrevole fino a casa e buonanotte alla festa della repubblica.